Consiglio veneto propone legge statale per stop a trivelle

(Arv) Venezia 25 gen. 2012 – Divieto assoluto di cercare ed estrarre idrocarburi liquidi e gassosi nelle province di Padova, Rovigo e Venezia. Questo il contenuto della proposta di legge statale, approvata pressochè all’unanimità (due astenuti) dal Consiglio veneto, che viene inviata al Parlamento nazionale per mettere in sicurezza il territorio della pianura veneta dal rischio di subsidenza. L’articolo unico della proposta di legge nazionale è stata illustrato in aula da Graziano Azzalin (Pd), primo firmatario, che ha sottolineato la ‘trasversalità‘ dell’iniziativa legislativa (sottoscritta anche da Maria Luisa Coppola e Mauro Mainardi del Pdl e da Cristiano Corazzari della Lega, oltre che da esponenti del Pd e di Italia dei Valori) e il sostegno che ha ottenuto nei consigli comunali e provinciali del territorio interessato. Il fenomeno della subsidenza e i rischi generati da eventuali prospezioni ed estrazioni non riguardano solo il Polesine – ha sottolineato Azzalin – ma anche il Veneziano, in particolare il golfo di Venezia, e buona parte del territorio padovano. “Mi auguro che questa proposta, ispirata dal principio di precauzione e dalla memoria per quanto accaduto sessant’anni fa in Polesine, trovi il sostegno di tutti i parlamentari veneti e della vicina regione Emilia Romagna”. Unica voce in ‘dissenso’ è stata quella di Nereo Laroni (Pdl) che, pur riconoscendo il rischio reale di subsidenza, ha ricordato che il costo dell’energia in Italia è superiore del 20 per cento rispetto a quello degli altri Paesi. “Decisioni come questa non aiutano il Paese – ha spiegato Laroni – a superare la crisi economica e a trovare forme autonome di approvvigionamento energetico. Chi governa ha il dovere di fare proposte e di trovare soluzioni, non di limitarsi a dire no. Mentre vietiamo ricerche ed estrazioni nel nostro territorio – ha avvertito Laroni – i croati stanno estraendo gas metano sulla costa adriatica di fronte, attingendo alla medesima falda sulla quale poggia il suolo veneto”. A Laroni ha replicato il consigliere polesano Corazzari, ricordando i pesanti oneri che il Veneto sta pagando tuttora, in termini di dissesto idrogeologico e di bonifica, per le “scelte scellerate” condotte in passato che hanno autorizzato estrazioni di metano in Polesine. Anche il collega Mainardi ha evocato “l’incubo” che aleggia sul Polesine, il cui territorio continua a sprofondare rispetto al livello del mare. “Lo sviluppo del Polesine – ha aggiunto – non verrà dalle trivelle, ma dall’agricoltura, dalla pesca e dalla promozione dell’ambiente, in particolare del Delta del Po”. “La proposta di estrarre 30 milioni di idrocarburi i vent’anni (corrispondenti al fabbisogno energetico dell’Italia per soli sei mesi) viene dal piano triennale varato dal governo Berlusconi, retto da Pdl e Lega – ha ricordato Lucio Tiozzo del Pd – Quel piano ha dimenticato che il Veneto ha già fatto la sua parte con la centrale di Porto Tolle, il rigassificatore al largo del delta del Po, le centrali idroelettriche e ad energia rinnovabile. Il Veneto non ha ancora un piano energetico regionale e questo è un ritardo da recuperare, ma ha il diritto-dovere di chiedere una politica nuova su scala nazionale”. A sostegno dell’iniziativa legislativa da sottoporre al Parlamento nazionale sono intervenuti anche Bruno Pigozzo del Pd e Pietrangelo Pettenò della Sinistra veneta.

 

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