Su Chioggia e sulla sua popolazione aleggia un’incognita che personalmente mi inquieta.

Ne faccio, assolvendo ai miei doveri di rappresentante eletto dai cittadini, pubblica comunicazione, ricostruendo le notizie in mio possesso e fornendo il mio punto di vista.

Tra i punti dell’ordine del giorno di una recentissima seduta del Cda di Aspo Chioggia, (l’azienda speciale che gestisce il porto) è stata inserita e discussa l’ipotesi di concedere in affitto 10 mila metri quadrati di superficie portuale.

A chi? E per farne cosa? Ad una società che opera nel settore dei prodotti chimici e che utilizzerebbe la rilevante fetta di porto per operazioni di scarico e distribuzione di queste merci e sostanze, come ad esempio il clorosoda.

Al termine di un serrato confronto, nel corso del quale il sindaco ha avuto il merito di mettere in evidenza gli aspetti problematici per la città, è stata ottenuta da Casson una sospensiva. Mossa sacrosanta.

Da parte mia elenco di seguito i motivi che mi spingono a considerare questa ipotesi come un progetto nel quale Chioggia ha tutto da perdere:

L’area che verrebbe adibita a scarico e ridistribuzione di prodotti chimici si trova vicina al centro abitato: il rischio di volatilità (dovuta ad esempio ai venti o anche ad un semplice malfunzionamento dei macchinari) di queste sostanze rappresenta un rischio per la salute, in primo luogo di chi vive in prossimità del porto.

  1. Un’attività di questo tipo entrerebbe in conflitto con il progetto di realizzazione, sempre in quest’area, del nuovo mercato ittico. Anche in questo caso il pericolo di contaminazione degli alimenti rappresenta un’incognita pesantissima.
  2. Per analogia, ugualmente pesante sarebbe il pericolo di sversamenti nocivi nelle acque della laguna di Chioggia, con conseguenze disastrose per le attività di allevamento delle vongole.
  3. Il ritorno di immagine per Chioggia sarebbe negativo e andrebbe a penalizzare le attività turistico-ricettive. Essere città ‘pulita’ è un biglietto da visita fondamentale per una località che ha l’ambizione di attrarre visitatori.
  4. Per le modalità di carico e scarico di queste merci non è necessario un grande utilizzo di manodopera: dunque non ci sarebbe neppure un beneficio occupazionale per la nostra comunità.

 Aggiungo, coerentemente con lo stop imposto dal sindaco, un messaggio finale: nessuno pensi che la decisione definitiva su questa delicatissima vicenda possa essere presa da Aspo a colpi di maggioranze societarie, scavalcando in questo modo l’amministrazione comunale e la città di Chioggia. Aspo piuttosto lavori di più per avviare il porto passeggeri e per potenziare un’attività di movimentazione di merci pulite. Questo per garantire a Chioggia più posti di lavoro, più ambiente sano e più immagine positiva.

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