Lo scorso 9 giugno il consiglio di amministrazione della Indesit Company, colosso industriale degli elettrodomestici della famiglia Merloni, ha varato un piano “per il consolidamento della presenza industriale in Italia” che prevede oltre ad investimenti per 120 milioni di euro, nel triennio 2010-2012 per “innovazione di prodotto e di processo” anche la chiusura degli stabilimenti di Brembate (Bergamo) e Refrontolo (Treviso), “sacrificando” circa 500 dipendenti;
- il piano prevede inoltre il potenziamento dei poli industriali del centro sud d’Italia, quelli di Fabriano e Caserta;
- lo stabilimento di Refrontolo (TV) è stato già interessato nel 2006 da un profonda ristrutturazione. In quell’occasione il personale era stato ridotto di 145 unità, su un totale di 245 dipendenti con pesanti ricadute nel tessuto economico e sociale locale;
- recentemente i vertici dell’azienda hanno confermato la chiusura dello stabilimento di Refrontolo (TV);
CONSIDERATA la necessità di avviare un processo di reindustrializzazione, così com’è avvenuto a Scandicci in Toscana, dove uno stabilimento dell’Elettrolux che produceva frigoriferi è stato riconvertito: attualmente costruisce impianti fotovoltaici e i 370 dipendenti in organico sono stati riqualificati e riassunti con lo stesso livello salariale e la garanzia del posto di lavoro per tre anni;
RITENUTO che la Regione Veneto debba farsi parte attiva per la salvaguardia del proprio patrimonio imprenditoriale e tecnologico soprattutto nell’attuale situazione di grave crisi economica mondiale;
impegna la Giunta regionale
- a farsi promotrice di un tavolo regionale di confronto con l’azienda Indesit, le organizzazioni sindacali e gli enti locali allo scopo di verificare ogni possibile intervento volto ad impedire la chiusura dello stabilimento di Refrontolo e a tutelare i lavoratori occupati;
- a chiedere un intervento del Governo a sostegno della reindustrializzazione del sito produttivo di Refrontolo, così come è avvenuto a Scandicci in Toscana e in altre realtà del territorio nazionale, al fine di salvaguardare sia le capacità produttive e tecnologiche che il tessuto economico-sociale locale.
