La crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008 è la più grave dal secondo dopoguerra; per quanto riguarda il Veneto il Prodotto interno lordo è diminuito, nel biennio 2007-2009, del 6 per cento; gli effetti della crisi tuttora perdurante, sono estremamente pesanti soprattutto sul fronte occupazionale; nell’ultimo biennio le aziende hanno diminuito la produzione, con inevitabili conseguenze negative sulle dinamiche occupazionali. È così diventato sempre più difficile l’inserimento nel mercato del lavoro e il mantenimento del proprio impiego, con gravi ripercussioni a livello sociale. Sono numerosi i casi di famiglie che hanno perso la maggiore e spesso unica fonte di reddito. Nel biennio 2007-2009 le ore di cassa integrazione autorizzate sono aumentate del 613,8 per cento, mentre i consumi delle famiglie venete si sono ridotti del 2,5 per cento. Nel corso dell’intero 2009 in Veneto erano state autorizzate 82 milioni di ore di cassa integrazione. Nei primi sei mesi del 2010 le ore di cassa integrazione autorizzate sono già pari a 63,5 milioni, di cui 10 milioni di ore nel solo mese di giugno. Il tasso di disoccupazione è aumentato in due anni del 42,4 per cento, mentre la disoccupazione giovanile è aumentata del 70,8 per cento; oltre la metà di tutti i disoccupati Veneti sono compresi nella fascia 15-34 anni: si tratta di oltre 54.000 giovani. Nel biennio considerato la domanda interna nella nostra regione ha subito una contrazione del 4,9 per cento, mentre sono letteralmente crollate le esportazioni (-27,7 per cento) di pari passo con le compravendite immobiliari (-29,1 per cento). La crisi ha frenato il processo di crescita delle imprese attive con la riduzione dello 0,4, per cento pari a 1.666 unità;
- la profondità della crisi economica e la lenta ripresa lasciano prevedere che i parametri occupazionali raggiunti nel 2007 resteranno a lungo lontani. La crisi economico-finanziaria continuerà a manifestare prevedibilmente effetti negativi sulla situazione occupazionale. Infatti, un leggero ma effettivo incremento della produttività delle imprese che vede nel primo trimestre di questo anno aumentare dal 62 al 66 per cento il grado di utilizzo degli impianti delle aziende venete (il dato europeo è del 73 per cento sempre nel primo trimestre 2020) non corrisponde ad un automatico, conseguente recupero dei posti di lavoro perduti, meno che mai si parla di aumento dell’occupazione;
- molte imprese venete sono riuscite ad aumentare la propria produttività perché hanno optato per un ridimensionamento interno: hanno cioè deciso di puntare su fatturati minori, riorganizzandosi internamente con tagli del personale. Sul fronte dell’accesso al credito, nel periodo della crisi economica in Veneto i prestiti alle imprese sono aumentati appena del 2,3 per cento, a dimostrazione della scarsa fiducia accordata dal sistema bancario. Su questo fronte si segnala anche il dato della Fondazione Nord Est che attesta che sul 35 per cento delle aziende che hanno richiesto prestiti alle banche ben 20 per cento si sono viste negare i finanziamenti e un ulteriore 5 per cento ha rinunciato per i costi troppo alti richiesti. Le sofferenze bancarie nell’arco del biennio considerato sono sensibilmente aumentate (+78,5 per cento); le imprese venete si trovano in seria difficoltà e le percentuali di sofferenze su impieghi che si attestava nel 2007 ad un livello molto basso (2,8 per cento) ha raggiunto nel 2009 il 5 per cento attestandosi al di sopra della media nazionale;
- particolarmente significativi anche i dati forniti dal Tribunale di Treviso relativamente ai fallimenti dichiarati in Provincia nei primi tre mesi del 2010: si passa dalle 48 imprese dichiarate fallite nel primo trimestre 2009 alle 80 dell’analogo trimestre 2010, non cambia la tipologia che vede una quota prevalente di manifatturiero e costruzioni con il commercio in evidenza, non mancano con 11 aziende fallite i servizi alle imprese;
CONSIDERATO che il quadro economico-occupazionale delineato in premessa richiede un intervento forte e tempestivo della politica regionale, che non può più vedersi limitato a coprire con gli ammortizzatori sociali a tempo le criticità che imprese, famiglie e lavoratori hanno subito in questi due ultimi difficili anni;
CONVENUTO che la Regione deve farsi parte attiva e propositiva, di indirizzo e di pianificazione come attiene alle sue competenze e alle sue prerogative, affiancandosi alle imprese e alle organizzazioni sindacali dei lavoratori per recepire le necessità rimaste inascoltate, reagire al declino e rimettere in moto lo sviluppo, consapevole del fatto che la competizione si sposta sempre di più sul livello territoriale;
CONSIDERATO che nel corso degli anni 2008 e 2009 la Regione ha indicato un percorso per far fronte alla crisi che ha portato all’approvazione della legge regionale 13 marzo 2009, n. 3 e agli accordi con le parti sociali sottoscritti il 10 dicembre 2008 e il 5 febbraio 2009, provvedimenti che hanno permesso di attenuare l’impatto occupazionale della crisi;
RILEVATO CHE:
- alcune carenze infrastrutturali rappresentano vere e proprie zavorre: gli indici sulla dotazione della rete ferroviaria e portuale collocano il Veneto rispettivamente al decimo e nono posto in Italia ben al di sotto delle regioni più sviluppate d’Italia: un posizionamento oggettivamente non adeguato alla rilevanza e alle dimensioni del sistema economico veneto. Treni e porti costituiscono infrastrutture assolutamente determinanti nello sviluppo economico di un territorio e a ciò le istituzioni politiche regionali dovrebbero porre la massima attenzione, anche in ragione della collocazione geografica strategica del Veneto nelle direttrici nord-sud ed est-ovest. Questo diventa ancora più urgente di fronte alla paralisi dello sviluppo progettuale e realizzativo dell’alta velocità ferroviaria nell’asse Verona-Padova;
- la situazione è peggiorata con la decisione assunta nel maggio 2010 dal Governo di stralciare l’Italia dal Protocollo Trasporti previsto nella Convenzione internazionale delle Alpi, che interessava il Veneto per il corridoio Verona-Brennero, di fatto rinunciando all’attuazione dei grandi progetti infrastrutturali comunitari finalizzati a favorire lo spostamento del trasporto da strada a rotaia. Analogo rischio per il corridoio Venezia-Trieste per non aver ancora stabilito la linea di transito della nuova rete ferroviaria. L’inaccettabile esclusione del Veneto dai finanziamenti stanziati dal CIPE per le infrastrutture italiane il 13 maggio 2010 (quasi dodici miliardi di euro) rende la situazione ancor più preoccupante;
CONSIDERATO CHE:
- per l’SFMR siamo con ritardi abissali, ancora al primo stralcio finanziato a partire dal 1999 e che aumentano costantemente i chilometri percorsi (dai 32,8 km/giorno del 2005 ai 42,5 km/giorno del 2009) e i tempi di percorrenza (oltre 400.000 ore in più) con un altissimo utilizzo dell’auto privata (+78,7 per cento);
- le gravi carenze infrastrutturali hanno contribuito anche alle recenti, clamorose bocciature delle candidature venete per ospitare le Olimpiadi del 2020 e il Campionato mondiale degli sport invernali del 2015. La qualità della logistica per merci e persone è elemento essenziale per il sistema economico Veneto e valore aggiunto per un territorio che vuole ripensare il suo paesaggio metropolitano e riprogettare così lo spazio di inter-azione culturale e sociale della sua comunità;
- sono trascorsi ben sei anni dall’Accordo di programma quadro (APQ) “Società dell’informazione” che prevedeva lo sviluppo della banda larga nel Veneto, con una copertura finanziaria di 4,5 milioni di euro del CIPE e 0,4 milioni di euro della Comunità montana del Grappa senza che il lavoro sia stato svolto. Nel giugno 2010 è stato siglato un nuovo accordo con Asco TLC che prevede l’inserimento della Adsl, tecnologia destinata ad andare fuori mercato in pochi anni, al posto delle autostrade informatiche europee in fibra ottica, la “vera” banda larga, capaci di far viaggiare le informazioni fino a 150 volte più velocemente ed efficacemente rispetto all’Adsl;
CONSIDERATO ALTRESÌ che l’assenza di un Piano energetico regionale e di smaltimento dei rifiuti speciali non ha favorito il lavoro delle università e dei centri di ricerca su questi temi né ha promosso l’adeguato sviluppo di quegli importanti investimenti privati volti a migliorare lo stato delle cose sia nel campo dei processi industriali, che delle costruzioni, sia nel campo degli scarti industriali che della produzione, gestione e smaltimento dei rifiuti;
RILEVATO CHE:
- da più parti si indica l’economia verde e della conoscenza come la grande, vera opportunità per uscire dalla crisi, e in Veneto esistono già i presupposti per intraprendere con decisione questa strada, per storia, cultura e attenzione all’ambiente che, nonostante carenze politiche di pianificazione e programmazione, ha visto comunque attivarsi la stessa popolazione, le stesse imprese, con qualche significativo buon intervento anche da parte di singole amministrazioni comunali, inserendoci così ai primi posti per dotazioni di impianti di produzione di energia e nei sistemi di raccolta differenziata volti a ridurre e riciclare i rifiuti solidi urbani;
- nella green economy rientra a pieno titolo la “buona mobilità” e conseguentemente la modernizzazione ecologica delle infrastrutture;
- il territorio e l’ambiente con il “suolo” sono la principale infrastruttura che oltre a fornire beni primari quali biodiversità, ossigeno, acqua, paesaggio, rappresenta un supporto fondamentale per il rilancio produttivo di qualità nei settori agricolo, zootecnico, turistico ed energetico;
- nel nostro Veneto esiste, paradossalmente anche oggi che il lavoro manca, un mondo artigianale di straordinario interesse con saperi che si stanno perdendo per mancanza di passaggi di “consegna generazionali” ovvero scuole di formazione e preparazione ad attività secolari che sono un patrimonio storico, identitario ed economico;
tutto ciò premesso, impegna la Giunta regionale
- a presentare entro il 30 settembre 2010 la proposta di bilancio regionale di previsione per gli esercizi finanziari 2011-2013, mettendola a disposizione per un confronto di ampio respiro, che consenta di intervenire in maniera concreta sulla crisi economica e occupazionale;
- ad istituire in questo senso un tavolo di confronto tra la Giunta, il Consiglio, le autonomie locali e le parti sociali con il compito di esaminare e definire di comune accordo gli interventi anti-crisi su tre principali linee di azione:
- difesa dell’occupazione e sostegno alle famiglie in difficoltà;
- promozione di politiche attive del lavoro;
- ripresa di una crescita di qualità.
All’interno di questi tre ambiti di intervento si indicano le azioni e gli interventi concreti attorno ai quali si dovrà sviluppare il confronto:
1. Sostenere la green economy.
Gli investimenti nella green economy rappresentano la principale via d’uscita strutturale dalla crisi economica e occupazionale. Il Veneto deve diventare la prima regione verde d’Italia. I finanziamenti alle imprese vanno concessi con questo obiettivo. La logica dei finanziamenti a pioggia va abbandonata, in quanto non consente di indirizzare e governare i processi di trasformazione economica.
Va previsto in quest’ottica l’inserimento a bilancio di:
A – un fondo destinato ad aziende che intendano procedere all’adeguamento strutturale, energetico o di processo, con l’obiettivo della drastica riduzione delle emissioni inquinanti ed il raggiungimento del livello zero di emissione di carbonio;
B – un fondo destinato a finanziare tecnologie e ricerche mirate al ridimensionamento della quantità di scarti aziendali, favorendo una produzione di beni totalmente riciclabili e in tal senso certificati con un apposito marchio Veneto;
C – finanziamenti mirati alla realizzazione di progetti già definiti per produzioni e attività economiche ex novo a basso impatto ambientale;
D – un fondo per erogare contributi a chi ristruttura la casa portandola in classe di efficienza energetica B, con particolare attenzione alle aree di montagna.
2. Sostenere il sistema economico e produttivo del Veneto con particolare riferimento al ruolo della manifattura e del sistema primario e agro-alimentare, disincentivando la delocalizzazione produttiva e premiando gli insediamenti nel territorio regionale.
Devono essere al più presto attivati i fondi comunitari disponibili attraverso i bandi POR ancora inutilizzati.
Al fine del mantenimento nella regione delle attività manifatturiere e del relativo patrimonio occupazionale, deve essere utilizzata in maniera premiale la leva fiscale, in particolare attraverso sgravi e riduzioni delle aliquote IRAP.
3. Potenziare le infrastrutture materiali (ferrovie e strade) e immateriali (banda larga).
La dotazione infrastrutturale della regione va rafforzata in modo particolare sul versante dei collegamenti, attualmente carenti se non del tutto assenti, tra le aree portuali e le reti ferroviarie. Diventa quindi prioritario procedere alla definizione dei corridoi ferroviari privilegiando la doppia rete suddivisa e separata tra trasporto merci e trasporto passeggeri, come l’Europa suggerisce in virtù di diverse esigenze sia di tempistica che di sicurezza. Il tutto senza escludere, vista la carenza di fondi nazionali, di poter procedere ad un progetto di finanza pubblico-privata o totalmente privata per il trasporto merci su rotaia. Sul fronte delle reti tecnologiche, valore aggiunto ed indispensabile per permettere alle nostre imprese di competere a livello internazionale, si devono prevedere finanziamenti mirati al completamento e alla messa a regime della banda larga su tutto il territorio veneto.
4. Sostenere il capitale delle imprese e facilitare l’accesso al credito.
In questo ambito si individuano le seguenti azioni:
A – ridefinire e ripensare il ruolo di Veneto Sviluppo spa, in modo tale che la società finanziaria regionale sia in condizione di intervenire efficacemente nelle situazioni di crisi, a sostegno delle imprese e dell’occupazione, favorendo prioritariamente le attività che abbiano carattere strategico, sostenibile e duraturo, anche attraverso l’attivazione di un fondo di garanzia;
B – fornire agevolazioni e garanzie alla piccola e media impresa che comprendano anche finanziamenti a breve quali anticipazione su factoring, contratti, contributi pubblici, crediti verso la Regione ed altri enti pubblici, nonché come agevolazioni su finanziamenti contratti con istituti bancari a fronte di passività o per investimenti aziendali;
C – velocizzare il pagamento dei fornitori e delle imprese da parte della Regione, delle amministrazioni pubbliche e delle aziende pubbliche.
5. Finanziare le politiche sociali a favore delle famiglie e dei lavoratori.
La Regione deve prevedere l’erogazione di contributi agli enti locali per:
A – il sostegno del reddito delle famiglie residenti nel Veneto in difficoltà economiche a causa della perdita del lavoro, della cessazione dell’attività lavorativa autonoma, dell’inserimento in una delle categorie con trattamento previdenziale (cassa integrazione, mobilità, sospensione, ecc.) dello stato di disoccupato, inoccupato, precariamente occupato inclusi i collaboratori a progetto o lavoratore privo di retribuzione, di uno o più componenti della famiglia stessa;
B – attivare ammortizzatori sociali per artigiani, piccoli commercianti e collaboratori continuativi a progetto che, a decorrere dal 1° novembre 2010, cessano l’attività per gli effetti della crisi economica;
C – la valorizzazione e l’inserimento in impieghi socialmente utili dei lavoratori beneficiari di trattamenti di integrazione salariale.
6. Potenziare il sistema della ricerca e dell’innovazione.
A questo scopo va incoraggiato il “venture capital”, incrementando l’apposito fondo gestito da Veneto Sviluppo spa, per favorire l’ingresso nel mercato del credito veneto dei soggetti capaci di dare apporto di capitale di rischio per finanziare l’avvio o la crescita di attività imprenditoriali in settori ad elevato potenziale tecnologico, innovativo e di sviluppo.
7. Potenziare il sistema formativo e favorire la stabilizzazione lavorativa.
Vanno inseriti a bilancio adeguati finanziamenti sia per sostenere il sistema formativo del Veneto a tutti i livelli con particolare riferimento alla istruzione e alla formazione professionale, sia per favorire la formazione del personale dismesso dalle aziende in crisi sia per garantire premialità contributiva e/o fiscale alle imprese che investono stabilizzando i lavoratori precari o assumendo personale a tempo indeterminato, con particolare riguardo all’assunzione dei giovani con meno di 35 anni d’età.
8. Agire sui costi della politica e sulla semplificazione dei processi amministrativi.
Intervenire sul sistema degli enti e società regionali, eliminando i “carrozzoni” clientelari e improduttivi.
Sburocratizzare le procedure amministrative, assicurando celerità e tempi certi alle autorizzazioni nel settore economico e in particolare alle imprese che operano nell’ambito della “green economy”.
Download PDF MOZIONE 24 – 27 LUGLIO 2010
