Una nuova Carta della Regione, “per superare il modello di federalismo populista della Lega e del centrodestra, che ha prodotto in realtà un forte centralismo regionale, e per passare dall’altrettanto demagogico ‘prima i veneti’ ad un sistema di diritti dove la regola principale dovrà essere quella del ‘chi nasce in Veneto è veneto’. E’ una proposta che aiuta a costruire il futuro della nostra Regione”.

Questi alcuni dei principi di fondo che caratterizzano la proposta di nuovo Statuto del Veneto che il Partito Democratico ha definito dopo un percorso, fatto di discussioni e confronti, sviluppatosi nel corso degli ultimi due mesi e che ora il gruppo dei consiglieri regionali si appresata a depositare.

Di seguito i passaggi salienti contenuti nella proposta:

Eliminare agenzie e società. Alla Regione poteri di programmazione, indirizzo e distribuzione risorse:

“Con il nuovo Statuto – spiegano la capogruppo Laura Puppato e il vice presidente della Commissione Statuto, Sergio Reolon – si deve avviare un processo di snellimento delle funzioni che attualmente stanno in capo alla Regione. Questo significa eliminare il vasto fronte delle agenzie e delle società che attualmente svolgono compiti amministrativi e rafforzare al contempo i ruoli di programmazione, indirizzo e di distribuzione delle risorse della Regione. E’ il primo passo verso il federalismo degli enti locali e per mettere fine ad un centralismo regionale non meno pesante rispetto a quello nazionale.

I Diritti: chi nasce in Veneto è veneto.

“Abbiamo voluto inserire questo concetto che consideriamo come una delle regole basilari nell’ambito del riconoscimento dei diritti. E’ una regola che guarda al futuro e alle nuove generazioni e che si basa sul fatto che chi nasce in questo territorio, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori, debba essere considerato alla pari di tutti gli altri veneti. Un approccio decisamente diverso, aperto alle trasformazioni che stiamo vivendo, rispetto a quello del ‘prima i veneti’ che la Lega propone”.

I giovani, patrimonio insostituibile per il futuro del Veneto.

“Nella proposta è stato messo nero su bianco che è dovere della Regione mettere in testa alle proprie priorità le politiche di sostegno per i giovani, dal fronte della formazione, a quelli imprenditoriale, della ricerca, dell’innovazione, della famiglia e della casa”.

Lo sviluppo socio-economico dell’area metropolitana veneta.

“Per il rilancio del sistema veneto e la creazione di reti competitive, dalle infrastrutture alle università, dai poli sanitari al settore fieristico, la Regione – proseguono gli esponenti del PD – dovrà avere il compito di favorire l’integrazione socio-economica e di promuovere il governo strategico di un’area metropolitana che comprende le città e i Comuni di Venezia, Padova, Treviso, Vicenza e Verona”.

Autonomia delle Province di Belluno e Rovigo.

“Le specificità di queste aree, (una totalmente montana e l’altra caratterizzata dall’area del Delta del Po, che necessità di forme di gestione complesse dal punto di vista idrogeologico) sommata alla bassa densità abitativa (tra i 50 e i 100 abitanti per km quadrato a differenza degli altri territori veneti dove la concentrazione va dai 300 ai 400 abitanti con punte di 2000) rende indispensabile il riconoscimento di particolari forme di autonomia amministrativa e finanziaria. Questo per mantenere la residenzialità ed avviare modelli produttivi che consentano a queste zone di rimanere agganciate al resto del Veneto”.

Partecipazione al governo della Regione.

Nella proposta del PD viene indicato un modello di partecipazione che, sul modello elvetico, prevede anche la possibilità di indire referendum propositivi e consultivi, oltre all’istituzione di due organismi, il Consiglio delle autonomie locali e il Consiglio regionale dell’economia e del lavoro, “di fatto una cabina di regia che, nelle scelte strategiche, coinvolge in modo sistematico questi mondi, veri motori dello sviluppo e dell’amministrazione territoriale”.

La parità tra i sessi e il nuovo sistema elettorale.

“Un passaggio che riteniamo centrale per la definizione di una nuova legge elettorale regionale è quello dell’introduzione della doppia preferenza, a garanzia della rappresentanza femminile. Attualmente il Veneto è in coda a livello nazionale, con appena il 5% di donne che ricoprono cariche. Il tutto in aperto contrasto con le indicazioni della Convenzione di Lisbona che stabilisce una soglia minima del 30%”

Articolo tratto dal sito www.pdconsiglioveneto.org

Download PDF Proposta di modifica Statuto

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